Daniel Słapek

Università della Slesia

Katowice 

 

 

Il topos e la topica dal punto di vista linguistico

 

 

 

 

Con questo breve articolo intendo presentare le nozioni di topos e di topica, con particolare riferimento all’evoluzione storica dei due termini. Cercherò di definire i fenomeni dal punto di vista linguistico, servendomi soprattutto dell’esempio della topica dell’amore. Proverò a dimostrare  come la concettualizzazione dell’amore influisce sull’espressione letteraria di quel motivo. Confido di poter comprovare la tesi secondo cui la tradizionale separazione della linguistica e della teoria letteraria è del tutto artificiale ed inutile.

  Il termine topos si caratterizza per un ampio spazio di equivocità, tanto da confondere le idee di chi intende stabilire il suo significato preciso. La prima difficoltà cui il ricercatore deve far fronte è la molteplicità delle definizioni del concetto. Queste, infatti, sono parecchie, a volte contrapposte, e spesso il significato di topos cambia a seconda del ricercatore che mostra interesse per il problema. Alcuni prendono in considerazione soltanto l’elemento retorico del fenomeno, altri mettono in rilievo la sua affinità con l’archetipo. Comuni, però, sono sempre due connotazioni: la ripetitività e l’ereditarietà. Tuttavia, siccome i tratti sopra menzionati caratterizzano varie nozioni, la parola topos è diventata un «termine-sacco»  (Abramowska 1995: 6) che indica tutti i fenomeni ripetibili come immagini, motivi, temi, fino ai diversi tipi di personaggi.

Il vasto numero di definizioni è risultato della particolare evoluzione del termine. Sembra dunque lecito presentare l’evolversi del significato del fenomeno stesso. Mi concentrerò innanzitutto sui punti significativi per la descrizione del topos da parte della poetica.

 

1. L'evoluzione del termine «topos».

 

L’evoluzione del termine ha inizio nella retorica antica affermatasi nel mondo greco nel V secolo a.C. come tecnica del discorso persuasivo. Essa è stata codificata da Aristotele e tramandata nella terminologia latina da Cicerone.

Aristotele fonda una teoria dell’argomentazione e della composizione del discorso connessa alla logica e alla filosofia. La funzione principale della retorica nella sua ottica non è persuadere, ma studiare i mezzi di persuasione. Il topos viene considerato uno schema argomentativo e il compito della retorica stessa è fornire tali argomenti (topoi) probanti o probatori (Cosenza 2001).

Secondo Aristotele esistono due tipi fondamentali del ragionamento di questo tipo: l’esempio e l’entimema. Per l’esempio il filosofo intende «dimostrare partendo da molti casi simili che una cosa stia in un dato modo», invece per l‘entimema – il sillogismo retorico, svolto a partire dal probabile, cioè a partire da quello che crede il pubblico (ivi).

Il topos nella teoria di Aristotele è sempre un sintagma vuoto che richiede di essere riempito. È un luogo (locus) nello spazio mentale dell’oratore il cui compito consiste nel portare i dati concreti ai posti delle variabili in uno schema logico come: (X=P) ∧P=Y) (X=Y) (es.: Tutti gli uomini sono mortali; Socrate è un uomo; dunque Socrate è mortale).

Secondo Aristotele «è meglio raccontare quello che il pubblico crede possibile, anche se è scientificamente impossibile o addirittura falso, che raccontare ciò che è realmente possibile o ciò che è vero, se sono rifiutati dalla censura collettiva dell’opinione corrente» (ivi). Si nota qua una certa affinità del locus con ciò che oggi s’intende per stereotipo.

Nella tradizione latina il termine topos acquista un significato diverso. Non è più uno schema argomentativo ma, secondo Marco Tullio Cicerone, anche l’argomento stesso. Da quel punto i loci comprendono tutto il campo dell’argomentazione, cioè la sua forma (lo schema aristotelico) e il contenuto, ovvero gli argomenti che possono essere sviluppati al servizio d’una tesi.

Gli antichi autori hanno notato che alcune parole, alcuni concetti o simboli, oltre ad avere un influsso suggestivo, restano nella memoria collettiva e possono essere applicati per varie occasioni. Tali argomenti sono da Cicerone chiamati loci comunes.

Quintiliano è l’autore del termine sedes argumentorum, ossia una raccolta dei topoi dalla quale l’oratore può trarre qualsiasi argomento che serva per il suo discorso. Nei secoli questa raccolta si arricchiva di nuovi argomenti. Il culmine di tale processo lo si osserva nel Rinascimento. Il florilegium rinascimentale è appunto una collezione di sentenze, di citazioni e di frammenti tratti da diverse opere letterarie, che fornisce al parlante gli esempi  dell’espressione.

I topoi hanno svolto un grande ruolo nell’educazione europea. Erano usati non soltanto come fonte di argomenti efficaci, poiché evocavano le verità comunemente approvate o basate sull’autorità, ma anche come abbellimento del discorso e manifestazione dell’erudizione del parlante.

Finora si è parlato del concetto di topos in termini di retorica. Un nuovo approccio nello studio del problema viene presentato da E. R. Curtius, storico tedesco di letteratura, nel suo lavoro Letteratura europea e Medio Evo latino (1992). Occorre, però, ricordare che è stato Curtius stesso a concedere un certo equivoco al termine, il che ha deciso della sua intricata sorte (Abramowska 1995: 5).

Lo studioso ha congiunto gli elementi della retorica e dell’idea di cultura presa dalla psicologia di Jung, identificando il locus communis con l’archetipo. Curtius si è servito in particolare della teoria junghiana per spiegare la permanenza del fenomeno. Gli ausdruckkonstanten curtusiani, ovvero i costanti dell’espressione, sono sia i topoi retorici trasportati nella letteratura (come la topica dell’exordium), sia le unità tematiche, i motivi ricorrenti presenti nei vari testi letterari.[1] 

Un altro studioso tedesco, B. Emrich, critica l’opera di Curtius, perché non dà una definizione precisa del termine ed è piuttosto una somma di osservazioni particolari. Infatti il lavoro di Curtius è soltanto un’analisi dei singoli luoghi comuni che hanno attraversato la letteratura europea dal Medioevo agli inizi dell‘800. Indubbiamente però il merito di Curtius consiste nel fatto che il ricercatore trasferisce il topos dal piano della retorica al piano della poetica.

L’ultimo personaggio che presenterò in questa parte dell’indagine sarà il poeta, drammaturgo, critico e storico di letteratura – J. Rymkiewicz. Secondo lo studioso polacco il concetto di topos è assimilabile all’idea di reiterazioni:

 

[…] Ogni poesia, ogni poesia di valore è solo una reiterazione, solo una ripetizione, soltanto un commento ai testi già scritti. La poesia che non è ripetizione di un modello, il tempo la distrugge presto e con efficacia. L’organismo dell’arte non sopporta elementi estranei, e il nuovo tessuto, se non animato dagli altri tessuti, è destinato alla morte. […] la poesia che non è ripetizione del modello, è […] un tessuto corneificato, e non merita di essere studiata. Per un poeta che rinnova il modello già esistente l’arte intera esiste nel tempo presente: reiterazione e ciò che viene reiterato, il modello e l’interpretazione, sono due tessuti legati da migliaia di fibre dello stesso organismo, sono tessuti tra i quali si svolge il continuo processo di trasfusione del sangue. Il poeta che ripete le esperienze del tempo passato le ripete per ritrovare il suo posto nel percorso della civiltà (Rymkiewicz [in] Opacka-Walasek 2001: 210)

 

 

Tavola: Mappa delle nozioni collegate con il termine di topos:

Nello schema le freccie indicano la linea di cambiamento del significato del termine topos. I campi tondi presentano le nozioni che rimangono in stretta correlazione con i concetti a cui sono contigui.

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2. La definizione di «topos» e la definizione  di «topica».

 

          Fino a questo punto si sono esposti diversi significati del termine topos senza precisare quale di essi servirà nel presente studio del problema. In questo paragrafo cercherò di definire il fenomeno nei termini della linguistica cognitiva. Tale approccio sembra giusto poiché la linguistica cognitiva è lo studio della lingua che non la tratta in quanto un fenomeno autonomo, ma cerca di presentare la lingua stessa nei rapporti con la realtà culturale in cui essa funziona, quindi anche con la letteratura. 

 

 

Dal punto di vista delle nostre considerazioni sul topos la definizione più esatta viene riportata da J. Abramowska nel suo lavoro Topos i niektóre miejsca wspólne badań literackich (1995). Qui, come propone Abramowska stessa, prima di tutto si dirà che cosa non può essere considerato topos. 

Il topos non è nessuno dei temi complessivamente ripetuti né un’immagine o un mito che ricorrono nella letteratura. Non possiamo quindi parlare del «topos dell’amore» o del «topos di Dionisio». Questo fenomeno è un’unità semanticamente meno complessa. Il topos presenta sempre un’immagine interpretata e il processo di topizzazione consiste nello stabilire uno dei significati di quest'immagine con l’ommissione degli altri (Abramowska 1995: 13-14).

In questo senso la topizzazione equivale al processo di profilare nella teoria di Langacker. Lo studioso definisce l’atto di profilare come «una delle principali operazioni mentali. […] Consiste nel distinguere nell’ambito di una base, cioè di un certo campo sperimentale, alcuni elementi di particolare importanza, e nel mettere in ombra gli altri» (Cieśla 2002).[2]

 

Definizione 1:

Possiamo considerare topos un’immagine o un motivo interpretato, limitato ad un certo suo aspetto (profilato), che ricorre in vari testi letterari e può presentarsi sia nell’opera di un singolo autore (se questo reinterpreta un modello), sia nella produzione letteraria di un’epoca o in tutta la letteratura.

 

Sebbene il topos non equivalga ad un tema intero, possiamo parlare di un insieme dei topoi raggruppati intorno a questo tema, cioè della sua topica. Per spiegare meglio il problema nelle ulteriori considerazioni mi servirò della topica dell’amore. La stessa topica dell’amore possiamo definirla una categoria di topoi concentrati sul tema principale – l’amore. A questo punto sembra opportuno presentare meglio le nozioni di categoria e di categorizzazione.

«Categorizzare vuol dire rendere uguali le cose visibilmente diverse, vuol dire raggruppare oggetti, eventi e uomini intorno a noi in classi, significa reagire alla loro presenza in termini della loro appartenenza alla classe piuttosto che in termini della loro unicità» (Bruner [in:] Maćkiewicz 1999: 48). Nella linguistica cognitiva si contrappongono le categorie naturali (raggruppate intorno al prototipo – il migliore rappresentante della categoria) alle categorie logiche che hanno origine nella teoria di Aristotele. Secondo il filosofo greco una categoria è definita in termini di teoria degli insiemi, secondo la quale le cose che sono all’interno di essa possiedono le proprietà necessarie e sufficienti richieste; se invece una cosa non ha una o più di queste proprietà non appartiene alla categoria (Lakoff & Johnson 1998: 155-156).

Come è stato dimostrato dai cognitivisti, alle categorie naturali appartengono gli elementi che rivelano una sufficiente somiglianza di famiglia al prototipo. Nell’ambito di una categoria si distingue il centro (gli elementi migliori) e le periferie. Le caratteristiche che fanno attribuire un oggetto ad una certa categoria sono graduali.

Per quanto riguarda la categoria dei topoi dell’amore, possiamo quindi distingere i suoi rappresentanti centrali (prototipici) e quelli marginali (periferici). In altri termini possiamo indicare i topoi diretti e i topoi indiretti raggruppati intorno allo stesso tema principale (Abramowska 1995: 16).

 

Definizione 2:

Topica è la categoria dei topoi raggruppati attorno alla stessa base tematica, con i suoi elementi centrali (topoi diretti) e periferici (topoi indiretti).

 

Il problema è il seguente: come stabilire quali topoi appartenenti alla categoria «topica dell’amore» sono centrali e quali invece periferici? In altri termini: come stabilire la salienza del topos? Alla topica diretta appartengono i topoi che appaiono più frequentemente nei testi letterari. Indubbiamente i topoi diretti sono anche quelli che hanno origine nel nostro modo di concepire un dato elemento della realtà, sono quegli aspetti del motivo che l’uomo stabilisce già nel processo di concettualizzazione dell’amore.

Per spiegare meglio il problema presenterò in breve la concettualizzazione stessa dell’amore. Intendo dimostrare l’influsso della concettualizzazione dell’amore sull’espressione letteraria di questo motivo. Spero di riuscire a presentare il legame tra la letteratura e l’uomo con le sue capacità di pensare, di trattare l’informazione e di esprimerla nella lingua.

 

3. La concettualizzazione dell’amore.

 

La linguistica cognitiva mostra interesse per le relazioni tra la cognizione dell’uomo e la lingua. Per questa ragione la semantica cognitiva interpreta soprattutto il processo di concettualizzazione, cioè cerca di rilevare, con aiuto dei dati linguistici, come l’uomo percepisce la realtà.

I. Nowakowska-Kempna definisce la concettualizzazione in quanto «procedimento deduttivo basato sulla motivazione logica, quando dal risultato visibile viene dedotta la causa probabile, che si fonda sull’analisi diretta dei contesti, della struttura delle metafore e||o delle metonimie e degli altri modi d’immaginare che permettono di scoprire il significato di una parola» (1995: 12). La chiave per svelare il significato di un lessema sono le convenzionali strutture linguistiche tali come stereotipi, espressioni fraseologiche, idiomi ecc.

Esaminando il processo di concettualizzazione dell’amore, e in conseguenza studiando tutti i dati linguistici che la riguardano, s’incontra una difficoltà: le emozioni, i sentimenti sono difficili da esprimere in parole. A. Wierzbicka dice addirittura: «L’emozione è qualcosa che si prova, non è qualcosa che vive nelle parole» (1978: 16). Come allora l’uomo concettualizza i suoi affetti, le emozioni, i sentimenti?

Due studiosi americani, George Lakoff e Mark Johnson, basandosi fondamentalmente sullo studio empirico di concreti dati linguistici, hanno scoperto che la maggior parte del sistema concettuale umano è di natura metaforica. Queste metafore, anche se non ne siamo quasi mai consapevoli, sono riflesse in una grande parte nel linguaggio quotidiano. Così è stata abbattuta l’opinione secondo la quale la metafora veniva considerata uno strumento d’immaginazione poetica. Essa è invece diffusa ovunque, non solo nel linguaggio, ma anche nel pensiero e nell’azione, perché il sistema concettuale dell’uomo determina il suo modo di pensare e di agire (Lakoff & Johnson 1998: 21-24).

A questo punto bisogna sottolineare che il mio scopo non è una ricerca sistematica sulla concettualizzazione dell’amore, ma soltanto la presentazione dei più importanti risultati delle indagini di alcuni studiosi (soprattutto dei menzionati già  L. George, M. Johnson, I. Nowakowska-Kempna e Z. Kövecses) che permetteranno di rivelare il legame tra  il sistema concettuale umano e la visione dell’amore espressa nella letteratura.

Di seguito sono presentate le metafore concettuali dell’amore con alcuni esempi della loro manifestazione nel linguaggio quotidiano:

 

L’AMORE È VIAGGIO:  Siamo a un bivio; Ora abbiamo solo da separare le nostre strade; La relazione è in un vicolo cieco. (Lakoff e Johnson).

L’AMORE È FOLLIA Lei mi fa uscire di senno; Sta diventando matto per lei  (Lakoff e Johnson).

L’AMORE È UNA FORZA FISICA (ELETTROMAGNETICA, GRAVITAZIONALE, ECC.): Potevo sentire l’elettricità fra di noi; L’atmosfera attorno a loro è sempre carica (Lakoff e Johnson).

LA PERSONA AMATA È UN OGGETTO PREZIOSO: Ciao cara mia!; Tesoro mio! (Kövecses).

L’AMORE È GUERRA: Egli è famoso per le sue numerose conquiste, Lei è assediata dai corteggiatori. Lui deve schivarli. (Lakoff e Johnson).

L’AMORE È CIBO: Sono affamato di te; Non posso vivere senza l’amore (Kövecses).

L’AMORE È MAGIA: Sono rimasto incantato; Lei mi ha ipnotizzato (Lakoff e Johnson).

L’AMORE È UNIONE (DI DUE PARTI INTEGRATIVI): Lei è la mia metà migliore; Siamo unità (Kövecses).

L’AMORE È FUOCO: Ardere d’amore; Lei ha infiammato il mio cuore (Kövecses).

 

Riassumendo: l’amore viene concettualizzato in quanto un oggetto prezioso; abitualmente questo sentimento viene ispirato da una divinità, la bellezza della quale è una forza fisica che attrae. La simpatia è reazione a questa forza. Gli oggetti dell’amore sono concepiti come cibo – qualcosa di appetitoso e dolce che provoca il piacere (intimo comportamento sessuale). L’amore è una forza naturale che dà la vita (è necessaria per agire) e la distrugge. L’amore è anche magia, viene associato alla sensazione di volo e d’estasi (essere al settimo cielo) (Nowakowska-Kempna 1995:240). 

 

4. Influsso della concettualizzazione sull’espressione letteraria dell’amore.

 

L’amore è un motivo molto frequente nella letteratura. Affascinava gli scrittori classici (lo ritroviamo per esempio nelle liriche di Saffo o in Eneide virgiliana), gli scrittori nel Medioevo (amore per Dio) e nelle altre epoche. L’amore era la più grande ispirazione delle opere del Romanticismo e anche oggi sulle vicende amorose si basano molti romanzi. Per questo l’immagine dell’amore è molto varia e alla topica dell’amore appartengono i motivi non sempre evidenti (per es.: topos «luogo di delitto» o topos «giardiniere deluso» (Abramowska 1995: 16)). Comunque, la visione dell’amore nella letteratura è in gran parte determinata dalla sua concettualizzazione.

Le metafore di cui abbiamo parlato sopra si riflettono molto spesso nelle opere letterarie, anche se non sempre in modo diretto. Vediamo per esempio la metafora L’AMORE È GUERRA. Ci sono vari testi nei quali l’amore è la causa appunto della guerra. Ricordiamo il melodramma metastasiano Didone abbandonata dove Iarba dà Cartagine alle fiamme perché Didone, innamorata di Enea, lo respinge.

Alcune metafore concettuali dell’amore fanno solamente una parte della complessa immagine dell’amore proposta dagli autori.  Così per esempio la metafora L’AMORE È UNIONE (mi manca in questa frase il verbo: esiste forse?). Infatti le relazioni degli amanti non di rado sono presentati come un’eterna unione che non finisce neanche dopo la morte. Anche la descrizione della persona amata in quanto UN OGGETTO PREZIOSO è tanto frequente. I poeti per presentare le loro donne amate sogliono (?) usare le espressioni come i capelli d’oro, gli occhi di smeraldo, il collo d’avorio.

La metafora L’AMORE È VIAGGIO la possiamo ritrovare ad esempio in Seta di A. Baricco. Hervé Joncour, un coltivatore di bachi di seta, solo all’inizio viaggia in Giappone per i motivi di lavoro. Poi è la donna per cui decide di partire.

Amore - follia è tema di Orlando furioso di L. Ariosto. La trama dell’opera ruota intorno all’amore di Orlando per Angelica, che invece gli sfugge e lo costringe a un’avventurosa ricerca. Quando Orlando scopre che Angelica è innamorata del saraceno Medoro, impazzisce. È Astolfo che deve recarsi sulla Luna per riprendere il senno di Orlando.

La follia d’amore la possiamo ritrovare in Don Chisciotte della Mancia di M. Cervantes. Il protagonista inizia a girare per la Spagna convinto di essere un cavaliere. Nella sua follia, Don Chisciotte trascinerà anche un uomo incontrato per strada, Sancio Panza, cui promette una parte del regno che avrebbe conquistato se gli avesse fatto da scudiero. Per amore di una contadina da lui creduta principessa, e ribattezzata Dulcinea di Toboso, inizierà a combattere e a compiere azioni eroiche.

Amore in quanto cibo viene presentato soprattutto dai romantici. Quel sentimento è un alimento senza cui i protagonisti romantici non possono vivere. Ricordiamo per esempio I dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe e il suicidio del protagonista, che senza la donna amata preferisce morire.

Amore, se non ricambiato, può cambiare in un turbamento, in una forza destruttiva che, come un dardo, trafigge il petto dell’amante. Dell’amore – fuoco parla già G. Cavalcanti nelle sue opere (ricordiamo il sonetto Voi che per li occhi mi passaste ‘l core). Anche i romantici decrivono l’amore come una fiamma che brucia. Lo stesso Goethe nel componimento Cupido, monello testardo! scrive: «Sono scacciato dal mio ampio letto; / sto per terra, e di notte mi tormento; / il tuo capriccio attizza fiamma su fiamma nel fuoco, / brucia le scorte d'inverno e arde me misero».

Anche la metafora AMORE È MAGIA è assai frequente. Ricordiamo le vicende di Tristano e Isotta, due personaggi il cui amore è cominciato dopo che avevano bevuto una magica pozione d’amore. 

 

5. Conclusione.

 

Spesso le metafore concettuali espresse nei testi letterari si intrecciano a vicenda o fanno soltanto una parte dell’immagine dell’amore espressa dall’autore. Mi rendo conto che l'esemplificazione sopra presentata non è esauriente. Ciò non era il mio obiettivo né è stato concesso dal volume del presente testo. Spero solo di dimostrare che almeno in parte l'espressione letteraria dell'amore è determinata dalla sua concettualizzazione.

A mio parere il criterio di frequenza proposto da Abramowska per evidenziare i «topoi diretti» di un motivo non è sufficiente. In questo lavoro ho cercato di presentare un altro criterio – quello della contettualizzazione in quanto origine di un'immagine profilata nella letteratura.

 

 



[1] Nella terminologia di Jerzy Bartmiński si parla del profilo in quanto un certo aspetto del fenomeno denotato che viene sottolineato dal parlante (Grzegorczykowa 1999: 83). 

[2] Come esempio dei topoi retorici Curtius presenta la topica dell’exordium, il cui compito è giustificazione dell’atto di scrivere (troviamo qua il topos «presento ciò che finora non è stato detto», il topos della dedica, il topos «chi possiede il sapere dovrebbe dividerlo con gli altri» oppure il topos «fuga dall’ozio»). L’esempio dei topoi poetici è l’apostrofe alla natura o il motivo «mondo alla rovescia» (Curtius [in:] Bartoszyński 1988: 131-143).

 

Bibliografia

 

Abramowska, Janina (1995) "Topos i niektóre miejsca wspólne badań literackich", [in:] Abramowska J. (red.) Powtórzenia i wybory. studia z tematologii i poetyki historycznej. Poznań: Rebis.

Cieśla, Dominika (2006) Narzędzia językoznawstwa kognitywnego nie tylko dla językoznawców. [@:] http://www.venus.ci.uw.edu.pl/~rubikon/Nr5/ciesla.htm, 10/4/2006.

Cosenza, Giovanna (2003) Analisi del discorso politico. [@]

Curtius, Ernst Robert (1988) "Topica", [in:] Bartoszyński K. (red.) Studia z teorii literatury. Archiwum przekładów «Pamiętnika literackiego». Wrocław: Ossolineum.

Curtius, Ernst Robert (1992) Letteratura europea e Medio Evo latino. Trad. Luzzatto A.; Candela M. Firenze: La Nuova Italia.

Grzegorczykowa, Renata (1990) Wprowadzenie do semantyki językoznawczej. Warszawa: PWN.

Lakoff, George & Johnson, Mark (1998) Metafora e vita quotidiana. Milano: Strumenti Bompiani.

Maćkiewicz, Jolanta (1999) "Kategoryzacja a językowy obraz świata", [in:] Bartmiński J. (red.) Językowy obraz świata. Lublin: wydawnictwo UMCS.

Nowakowska-Kempna, Iwona (1995) Konceptualizacja uczuć w języku polskim. Warszawa: WSP TWP.

Opacka-Walasek, Danuta (2001) "Interpretacja Tkaniny Zbigniewa Herberta", [in:] Opacka-Walasek D. Czytając Herberta. Katowice: wydawnictwo UŚ. pp.201-210

Wierzbicka, Anna (1978) Kocha, lubi, szanuje. Medytacje semantyczne. Warszawa: Wiesza Powszechna.