Anna Szemberska

Università Adam Mickiewicz, Poznań

 

 

Forestierismi[*] nel lessico calcistico italiano

 

 

 

Introduzione

In questa sede ci siamo posti l’obiettivo di esaminare i forestierismi cui ricorre la lingua del calcio. A parte essi, alla sua caratterizzazione lessicale concorrono il neologismo effimero ed espressivo e soprattutto il traslato e la metafora. Abbiamo inoltre ritenuto opportuno occuparci prima dei prestiti dall’inglese visto che sono proprio essi a costituire la maggioranza dei forestierismi nel giornalismo calcistico italiano. A titolo d’introduzione ci pare utile riportare le puntualizzazioni in merito di D’Achille  il quale precisa come:

 

La tradizione puristica italiana, contraria all’immissione nel nostro lessico di parole straniere, ha chiamato i forestierismi anche barbarismi. La definizione alternativa di esotismi, tuttora in uso, è stata adoperata anche col valore più ristretto di ‘voci tratte da lingue esotiche’ (con l’esclusione, quindi, delle altre grandi lingue di cultura europee), mentre quella di xenismi si riferisce a voci straniere usate solo in momenti storici determinati, e con esclusivo riferimento alle aree di provenienza(2003: 65).

 

Le caratteristiche linguistiche più rilevanti delle lingue speciali riguardano il lessico. Il problema principale rimane quello di denominare in modo inequivoco i concetti pur non rischiando un’eccessiva formalizzazione di un testo. Tra i procedimenti più frequenti possiamo enumerare il ricorso ad una lingua straniera e l’utilizzo di prestiti non integrati.

Talvolta il prestito ha la funzione di colmare una lacuna lessicale presente nella lingua accogliente il termine, oppure è determinato dalla supremazia di una lingua in un dato settore. Un esempio di quanto appena affermato è il lessico calcistico inglese, da cui l’italiano ha attinto molti vocaboli quali ad esempio match, gol, sponsor, transfer, offside.

 

1.Influssi inglesi nei resoconti calcistici 

Avendo esaminato degli articoli di cronaca calcistica presi da La Gazzetta dello Sport, dal punto di vista della presenza e della provenienza dei forestierismi, osserviamo che la ricerca ci serve da ulteriore prova che gli anglismi sono prepotentemente entrati nel lessico calcistico e ne prendiamo spunto per analizzarli dal punto di vista tipologico sulle pagine seguenti. Vorremmo, con una prospettiva globale che tenga conto dei processi culturali in atto, indagare sulla natura di questi neologismi, studiando il loro inserimento nel sistema linguistico italiano.

Dalle numerose definizioni di neologismo abbiamo cercato di cogliere l’essenza per constatare a titolo d’introduzione che con questo termine in linguistica viene indicata una parola di recente ideazione che sta per definire un nuovo fenomeno[1].

Oltre all’introduzione nel lessico degli stranierismi a livello semantico un neologismo viene coniato da parole già esistenti tramite l’uso delle figure retoriche dell’antonomasia (per esempio un Gattuso) o della metonimia  (fischietto per l’arbitro).

 

2. Prestiti

Ci sono svariate definizioni del termine prestito e delle sue caratteristiche, però traendone i tratti comuni riscontrati in diverse grammatiche[2], possiamo constatare che viene definito come prestito linguistico un particolare tipo di neologismo che consiste nell’adozione di qualsiasi lemma straniero entrante a far parte dell’uso comune di una lingua, talvolta senza che la lingua di adozione conii un nuovo lemma per sostituire il prestito. Notiamo che mentre il termine di forestierismo viene adoperato tra l’altro da Adamo e Della Valle (2005: X) nonché da Giovanardi (in Trifone, 2009: 297) e Beccaria (2009: 129), mentre a parlare di prestiti sono Thornton e Voghera (1986: 125) nonché Antonelli (2007: 15). C’è peraltro chi li definisce stranierismi (Bonomi in Serianni e Trifone 1994: 677).

Come è stato constatato, gli influssi del calcio inglese non si limitano alla sola diffusione del gioco e delle sue regole ma anche a una nutrita serie di termini tecnici. Quanto raccolto risulta dalla lettura sistematica della versione cartacea nonché telematica del quotidiano sportivo più letto in Italia, ovvero La Gazzetta dello Sport[3]. Da un tale insieme di testi abbiamo estratto i termini considerati for

estierismi, in  quanto non rispettanti le regole della lingua italiana, indipendentemente dal loro grado di diffusione o di novità. Ne risulta una lista di sessanta lessemi, raccolti nella fig. 1 alla quale segue una distribuzione grafica di un tale insieme ripartito per la lingua di provenienza.

 

 

(lepsza jakość obu grafik w pliku pdf zamieszczonym pod tytułem artykułu - przyp. red.)

 

Già questi risultati provano ampiamente quanto abbiamo constatato nell’introduzione a questo articolo. Tuttavia certi stranierismi possono essere considerati come necessari o perlomeno molto consolidati (assist, doping, mister, pressing, sponsor), per tanti altri, pur frequenti, non si perderebbe nulla nella loro sostituzione con i sinonimi italiani (sprint > corsa, hooligans > teppisti, supporters / ultras / fans  > tifosi, cross > traversone, corner > calcio d’angolo, goleador > cannoniere, galactico / merengue > madridista, calciatore del Real Madrid, i Gunners [giocatori della squadra inglese dell’Arsenal] > i Fucilieri, sul fotofinish > all’ultimo minuto / in zona Cesarini, baby Italia / Under 21> azzurrini / piccola Italia).

Come prestito imperfetto segnaliamo l’anglicismo manager che in italiano indica la persona che cura gli interessi di un atleta o di una squadra mentre oltre la Manica designa un allenatore (in Italia mister / tecnico) e stopper - difensore che ha un compito di marcare l’attaccante avversario più avanzato.

Tuttavia va rilevato che, così come nel caso delle parole composte, neanche per gli stranierismi esiste una scrittura uniforme, di modo che troviamo: gli ultrà / gli ultras, i supporter / i supporters, i fan / i fans; il che è un’indiscutibile prova dell’instabilità delle espressioni soprastanti in quanto sono di recente coniazione. Nota Bonomi (1994: 677):

 

Lo stranierismo non adattato è quasi sempre segnalato, più spesso con il corsivo,     talvolta con le virgolette; raramente compaiono graffie erronee, e la maggior parte delle volte il plurale è rispettato.

 

Va infine sottolineato come sia anche diversa la modalità secondo cui i termini stranieri vengono impiegati nel testo, che è rilevatrice di una diversa considerazione del rapporto sussistente tra il sistema lingua (linguistico?/della lingua?) e questi oggetti ad esso estranei.

Tra quelle modalità notiamo i forestierismi usati senza alcuna segnalazione né sintattica, né ortografica, né tipografica, come se si trattasse di normali parole della lingua ospitante: „Menez inventa un assist per Cerci, che sottomisura di sinistro cala il poker di gol giallorosso” (gazzetta.it, 27/8/09). Gli altri sono i termini in lingua straniera, stampati in corsivo o tra virgolette: «desaparecido», in modo da segnalare al lettore l’applicazione di diverse regole ortografico-fonetiche o di interpretazione semantica.

Dall’analisi dei dati raccolti osserviamo che il prestito linguistico costituisce uno dei principali veicoli di arricchimento del lessico nonché della morfosintassi dei vari sistemi linguistici e che i prestiti sono determinati dalla supremazia di una lingua in un dato settore.

Nel lessico calcistico italiano oltre agli anglicismi non assimilati (come cross, play off, goal, corner, derby e altri), esistono numerose parole apparentemente italiane ma di chiara provenienza inglese, come ad esempio ala, cioè l’attaccante che agisce sulle fasce, è un calco dall’inglese wing; allenare è un calco sull’inglese to train; fallo, l’infrazione del regolamento che determina una punizione, è modellato su foul; mentre il verbo penalizzare deriva da to penalize; il nome collettivo tripletta (insieme dei tre gol messi a segno da una squadra) deriva da triplet - “serie di tre”, e centrocampo è il calco dell’inglese midfield, così come centrocampista è la copia italiana di midfielder. Sul modello di midfielder fu coniato un altro nome: stopper (difensore che ha il compito di marcare l’attacante avversario più avanzato). 

I prestiti inglesi del tipo pressing dai quali sono stati derivati dei verbi denominali adattati come pressare appaiono più trasparenti: dribbling > dribblare (scartare l’avversario mantenendo il possesso di palla e senza commettere fallo), cross > crossare, stop > stoppare.  

Il caso dei verbi come dribblare è la prova dell’assimilazione del forestierismo alla grammatica e alla fonologia della lingua ospitante. Va rilevato che fu coniato il derivato dribblaggio, però non ebbe grande successo e cadde in disuso, mentre sono interscambiabili per esempio i nomi cross e traversone, tackle e rimpallo, bomber e cannoniere, dreamteam e fantasquadra, kick off e calcio d’inizio, corner e calcio d’angolo, club e squadra / società, derby e straccitadina.

Fra gli altri prestiti non adattati in -ing incontriamo: stretching, forcing (azione pressante per realizzare un gol), merchandising (commercializzazione) e ranking. Vale la pena sottolineare che di gran lunga preferibili sono le parole inglesi (si confrontino i vocaboli come dreamteam e fantasquadra.

A tale proposito ci pare opportuno riportare il parere di Beppe  Severgnini:

 

e se sotto la nostra commovente esterofilia, si celasse una rustica astuzia? L’adozione di alcuni vocaboli inglesi è dettata, in fondo, dal buon senso. I ‘film di cowboy’ saranno sempre più attraenti di ‘lungometraggi sui ragazzi delle mucche’[...]. Molti nostri abusi, oltretutto, hanno una spiegazione logica. Sapete perché i giornali ricorrono spesso a parole inglesi? Perché sono corte: l’orribile ‘vip’ ha tre lettere; ’persona molto importante’, ventidue. Il killer è lungo metà dell’assassino [...]. La nostra colpa, semmai, è usare parole inglesi quando esiste un equivalente italiano (‘pubblico’ per ‘audience’;’quota’ per ‘share’); e di usarle credendo che siano importanti. Ma anche qui, signori giurati, invochiamo le attenuanti: l’uso e ‘briefing’ (il suddetto capoufficio ti deve dire qualcosa) servono a rendere più allegra la giornata di lavoro. E togliere ai nostri governanti la possibilità di parlarci di ‘welfare’ è pericoloso: c’è il rischio di capire le cose che vanno tramando (Corriere della Sera, 16-7-97).

 

Infine abbiamo lessemi come tunnel (azione che permette di superare in dribbling un avversario facendogli passare il pallone tra le gambe), amichevole (dall’inglese friendly, funziona anche il sinonimo sparing) e jolly - giocatore che è in grado di coprire più ruoli; adoperato sia in funzione di nome, sia come aggettivo: un jolly / un calciatore jolly. Alcuni anglicismi come leader, record hanno acquisito il valore aggettivale: squadra leader, giornata record, arbitro killer.

Peraltro alcuni nomi di squadre italiane sono la versione inglese dei nomi delle rispettive città, come il Genoa e il Milan,

Ai neologismi semantici appartiene anche un tipo del tutto particolare, ossia quello dei calchi lessicali: espressioni che traducono ricalcando letteralmente locuzioni di origine straniera come giocatore del cielo (skyplayer – giovane appassionato del gioco di calcio, che partecipa a partite spontanee e improvvisate, talvolta notturne e clandestine, sulle terrazze dei palazzi[4]) o uomo partita (man of the match).

Come una curiosità ci permettiamo di ricordare che durante il periodo della dittatura fascista la terminologia usata nelle cronache calcistiche cambiò: scomparvero i prestiti dalle lingue straniere, al punto che la disciplina dell’hockey venne tradotta in un inverosimile ochei e i nomi delle società calcistiche furono rivistitati: il Milan diventò il Milano, l’Inter fu ribattezzata nell’Ambrosiana.

La trascrizione di alcuni forestierismi è instabile in quanto per parecchi prestiti dall’inglese si incontrano scritture diverse. Succede così nel caso di: golden gol / golden-gol / goldengol, fairplay / fair-play, kappaò / k.o. / ko, turnover / turn-over (con il significato di alternazione dei giocatori). 

 

4. Altri stranierismi 

Come si è visto nella parte dedicata ai prestiti, al primo posto tra le lingue a cui fa ricorso il lessico calcistico si piazza l’inglese; tuttavia a prescindere dalla sua innegabile supremazia in materia, vale la pena menzionare la presenza di, seppur non numerosi, lessemi provenienti da altri sistemi linguistici, utilizzati nel lessico calcistico sotto forma di prestiti non adattati, talvolta con l’assegnazione dei rispettivi articoli. Il fenomeno va ricollegato alle lingue dei paesi le cui squadre contano al livello europeo nonché a quello mondiale (il caso del Brasile).

Difatti, lo nota Giovanardi (2009: 298):

 

Se l’inglese appare poco produttivo, maggior fortuna sembra arridere allo spagnolo, lingua, oltre tutto, del continente sudamericano, da cui provengono molti grandi campioni (lo spagnolo è anche lingua di mediazione rispetto al portoghese degli assi brasiliani). Oltre a goleada ‘gran numero di golnella stessa partita’, peraltro favorito dal già acclimato goleador, sono di recente introduzione estirada ‘allungamento della gmaba per colpire il pallone’, rabona ‘modo di calciare il pallone incrociando le gambe’, ruleta ‘spostamento del  pallone con giravolta’, sombrero ‘calcio con cui si fa passare il pallone sopra la testa di un avversario.

 

E così nel nostro corpus, come abbiamo anche osservato nella fig.1 rileviamo i neologismi provenienti sia dal portoghese (la Seleçao - la Nazionale brasiliana di calcio o la saudade), dall’olandese (gli oranje - letteralmente gli arancioni, con il riferimento alle maglie dei calciatori della Nazionale olandese), dal francese (aplomb - sangue freddo, atout, enfant prodige, élite mondiale del calcio, volée - una serie) che dallo spagnolo e lingue iberiche (dopo i francesismi, la ricorrenza più frequente): fare la ola, aficionado (fan, tifoso), desaparecido (letteralmente sparito, fatto sparire; usato a Cuba per definire le persone perseguitate dal regime di Castro: „Nella serata dei «riservisti» è riapparso in campo un altro «desaparecido» della Juve di Lippi, quell’Igor Tudor che a Torino ci vive ormai da sei stagioni ma che in campionato si è visto ben di rado”[5]), el pibe de oro (ragazzo d’oro), il goleador (cannoniere), la goleada / goleata (vittoria con gran numero di gol messi a segno dalla squadra vincente), la camiseta (maglietta), azulgrana, blaugrana - gli ultimi due con il significato «scarlatto-azzurro» (il secondo termine proviene dal catalano) - colori della squadra del Barcellona: „Ibra ispira Messi, festa Barça / Supercoppa ai blaugrana: due gol dell’argentino e Bojan. Travolto l’Athletic Bilbao” (gazzetta.it, 24-8-09); la Liga (il campionato di calcio spagnolo), la bandiera ikurriña (del Paese dei Baschi) o le merengue (letteralmente meringhe, con il riferimento al colore della maglia della squadra del Real Madrid), usato anche come aggettivo: un giocatore merengue. 

 

5. Conclusioni

Come si è osservato nel corso del presente studio, la fonte principale di forestierismi nel lessico calcistico italiano rimane inequivocabilmente il primatista-inglese. Nonostante l’influenza dilagante della lingua inglese, una parte considerevole di forestierismi appartiene alle lingue romanze, specialmente al francese cui terminologia ricorre talvolta il calcese.      Questa „particolare invadenza dei prestiti adattati e non adattati”[6] dall’inglese viene legittimata da alcuni studiosi in quanto si tratterrebbe di „sostituire un monosillabo inglese con un’espressione italiana più lunga o spesso vagamente ridicola perché dotta, letteraria, artificiosa”[7].

Quanto appurato pare essere un’ulteriore prova delle tendenze in atto nelle lingue europee e la lingua del calcio appare sempre un settore attivo, facilmente prestantesi alle innovazioni linguistiche.

Vale la pena riportare l’opinione di Beszterda (op. cit.: 213) che auspica di tener conto di quanto la lingua dei giornali sia „particolarmente esposta all’ingresso di forestierismi”. Ne consegue, continua la studiosa, che „l’apporto del lessico inglese ha tuttora rilevanza solo secondaria a livello di norma e sistema”. Ciononostante, come si è visto anche dallo spoglio esaminato, la linguista (id.) rileva che „la presenza degli anglismi sarà assai consistente in determinati linguaggi settoriali”.

La soprammenzionata tesi viene confermata da Frenguelli (2005: 161) che sottolinea come „Attraverso il linguaggio dei giornali, della politica e dell’economia l’ingresso  di vocaboli ed espressioni inglesi nel nostro lessico è aumentato“.

Alla base di una tale inclinazione anglofila starebbe, a parere dello studioso, „la diffusa 

convinzione che l’inglese sia una lingua semplice e facile“ mentre i linguisti „semmai hanno parlato di ‘efficienza’ dell’inglese“.

 Tuttavia Giovanardi (2009: 298) osserva in merito del lessico sportivo-calcistico che gli anglismi coniati recentemente sono poco numerosi il che, stando al parere dell’autore, testimonierebbe una graduale disaffezione nei confronti di questa lingua.

         Inoltre, concordiamo pienamente con D’Achille (2003: 66) che „molti forestierismi non entrano stabilmente nella lingua[8], perché decadono dopo un certo tempo, più o meno breve (...)” mentre altri vengono adoperati esclusivamente „in riferimento alla terra d’origine”.

 

 

[*] Per i bisogni del nostro studio abbiamo adattato il termine di forestierismo o prestito (cfr. a proposito D’Achille Paolo 2003 cap. 3), ovvero parola tratta da altra lingua con cui l’italiano è venuto in contatto per vicende politiche, economiche o culturali (idem: 65)

[1]per la nozione di neologismo riferirsi a Adamo e Della Valle (2005: VI).

[2] ci siamo appoggiati in merito su Moretti G. B. (1996: 51) e D’Achille (2003: 65).

[3] Fonte dati: www.audipress.it; i dati del 2008/I.

[4]Adamo & Della Valle (2005: 381)

[5]„La Gazzetta dello Sport”, 18-9-2003, p. 8. 

[6] Beszterda (2007: 223)

[7] Stussi w Marazzini (1997: 14)

[8] Adamo & Della Valle (2005: VI) parlano di coniazioni effimere o occasionali.

 

 

Bibliografia

Adamo, Giovanni & Della Valle, Valeria (2005). 2006 parole nuove. Un dizionario di neologismi dai giornali, Milano, Sperling & Kupfer Editori.

Antonelli, Giuseppe (2007). L’italiano nella società della comunicazione, Il Mulino.

Beccaria, Gian Luigi (2009). Per difesa e per amore. La lingua italiana oggi, Milano, Garzanti. 

Beszterda, Ingeborga (2007). La questione della norma nel repertorio verbale della comunità linguistica italiana: tra lingua e dialetti, Poznań, Wydawnictwo Naukowe UAM.

Bonomi, Ilaria (1994). La lingua dei giornali del Novecento, [w] Serianni, Trifone (red.), Storia della lingua italiana, 3 voll, voll. II, Scritto e parlato, Torino, Einaudi, str. 667-701.

D’Achille, Paolo (2003). L’italiano contemporaneo, Bologna, il Mulino.

Frenguelli, Gianluca (2005). „La composizione con elementi inglesi”, [w] Giovanardi C. (red.), Lessico e formazione delle parole. Studi offerti a Maurizio Dardano per il suo 70° compleanno, Firenze, Cesati,  str. 159-177.

Giovanardi, Claudio (2009).  Il linguaggio del calcio nelle telecronache, [w]  Trifone Pietro (red.),   Lingua e identità. Una storia sociale dell’italiano, Nuova Edizione, Roma, Carocci, str. 311-315.

http://gazzetta.it, 24-8-09.

La Gazzetta dello Sport, 18-9-2003

Marazzini, Claudio (1997). L’italiano è destinato a creolizzarsi?”,  [w]  Letture, fasc. 533, styczeń, str. 13-15.

Moretti, Giovanni Battista (1996). L’italiano come prima o seconda lingua nelle sue varietà scritte e parlate. Grammatica descrittiva di riferimento con prontuario di verbi regolari e irregolari con indicazioni di analisi testuale con note di retorica e stilistica. Vol. 1, Perugia, Edizioni Guerra.

Severgnini, Beppe (1997), [w] Corriere della Sera, 16-05-1997 str. 15.

Thornton, Anna Maria & Voghera, Miriam (1986). Spazio linguistico. Come dire. Storia, grammatiche e usi della lingua italiana. Minerva Italica.